Acquacoltura 4.0, sensori hi-tech nell’80% degli impianti italiani

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L’acquacoltura 4.0 è una realtà tangibile. Oltre l’80% degli impianti nazionali ha adottato sensori di ultima generazione e sistemi di monitoraggio ambientale continuo.

Lo fa sapere Api, l’Associazione piscicoltori italiani che ha fotografato un comparto dove la tecnologia non è più un’opzione, ma una scelta strategica. La digitalizzazione negli impianti a mare e in quelli in acqua dolce, permette un controllo totale dei parametri vitali dell’acqua da remoto; gestire l’alimentazione in tempo reale e analizzare i dati dei bacini, significa prevenire lo stress dei pesci e ottimizzare le risorse, trasformando gli allevamenti in ecosistemi intelligenti e predittivi.

In questo scenario, il benessere animale, come ha spiegato il presidente di Api, Matteo Leonardi: “Non è un semplice adempimento burocratico ma una responsabilità che qualifica l’intero settore“.

Tecnologie che si fondono con la ricerca biologica di avanguardia. Il contributo della genetica applicata, infatti, punta alla selezione di specie più resilienti e sane, garantendo una stabilità produttiva necessaria a fronteggiare le sfide climatiche.

Il percorso verso la sostenibilità totale del comparto, ricorda Api, è sostenuto dal Programma nazionale triennale 2025-2027 promosso dal Masaf per fornire alle imprese gli strumenti necessari per rafforzare la propria competitività sui mercati.

Nel 2024 l’acquacoltura italiana ha prodotto 51mila tonnellate di pesce per 287,6 milioni di euro. Le principali specie allevate sono la trota, in prevalenza in impianti a terra e specie marine come orata e spigola. Nonostante questo, circa l’85% del pesce consumato in Italia proviene dall’estero.

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