Ciclone Harry, coste siciliane devastate dal maltempo: parte la conta dei danni

Il ciclone Harry non risparmia i porti e la pesca. Decine e decine sono state le segnalazioni e gli interventi dei vigili del fuoco per fronteggiare l’emergenza lungo le coste siciliane, soprattutto orientali, colpite dall’ondata di maltempo.

Corsaro (Anci): “Costa siciliana devastata”

La tempesta Harry ha inferto un colpo durissimo a interi territori: esprimo piena solidarietà ai sindaci, alle famiglie e alle imprese dei Comuni costieri e dell’area jonica del Catanese e del Messinese, che stanno affrontando danni gravissimi“. Ha dichiara il sindaco di Misterbianco Marco Corsaro, componente del Consiglio nazionale Anci e del direttivo regionale dell’Associazione dei Comuni.

Siamo davanti a una vera e propria calamità nazionale: dal lungomare di Catania alla splendida riviera di Taormina, passando per Aci Trezza, Riposto e Mascali, sono diversi i chilometri di lungomari distrutti, strade compromesse, accanto ad abitazioni private, scuole ed edifici pubblici danneggiati. Anche la ferrovia Catania-Messina risulta crollata e interrotta, treni fermi, il tessuto economico costiero è in ginocchio: decine di ristoranti e attività commerciali sono stati devastati dalla violenza del mare. Facciamo appello affinché venga riservata la massima attenzione a quanto accaduto, perché i danni rischiano di superare i cento milioni di euro. Questa emergenza non sta trovando, almeno finora, adeguato spazio nel dibattito, nell’informazione e nei media oltre lo Stretto. Servono risposte e soprattutto certezze sulle risorse dai Governi nazionale e regionale – prosegue l’esponente Anci – sia per il ripristino delle infrastrutture, sia per garantire ristori adeguati a famiglie e imprese colpite. Come Anci stiamo avviando un censimento puntuale dei danni e delle necessità, per rappresentare con dati concreti alla Regione, in vista della prossima Manovra finanziaria dell’Ars, la voce dei Comuni colpiti. I territori hanno bisogno di interventi rapidi e all’altezza della gravità di quanto accaduto“.

L’allarme di Cna Balneari

Ci troviamo di fronte a una doppia emergenza, climatica e normativa, che rischia di mettere in ginocchio un pilastro dell’economia turistica regionale – dichiara Mario Fazio, presidente di Cna Balneari Sicilia – Da un lato, le nostre imprese devono affrontare danni ingenti e l’urgente necessità di ricostruire; dall’altro, vivono nell’incertezza totale sul futuro delle concessioni balneari. Come si può chiedere a un’impresa di investire nella ricostruzione e nella messa in sicurezza, quando non sa se potrà continuare la propria attività domani?“.

“Questa emergenza combinata – aggiunge Gianpaolo Miceli, coordinatore di Cna Balneari Sicilia – mostra tutta la fragilità di un settore strategico. Le nostre imprese, già provate dalle difficoltà degli ultimi anni, hanno bisogno di risposte concrete e immediate. È indispensabile un supporto economico straordinario per far fronte ai danni subiti e, al contempo, è una priorità assoluta avere finalmente certezze sul quadro normativo delle concessioni. Non possiamo più navigare a vista“.

La Cna Balneari Sicilia ha rivolto pertanto un pressante appello alle istituzioni regionali e nazionali, chiedendo interventi urgenti su due fronti: l’attivazione di misure di sostegno economico per la riparazione dei danni causati dagli eventi meteorologici estremi e una definitiva risoluzione della questione delle concessioni balneari. “Solo così – concludono Fazio e Miceli – potremo restituire serenità e prospettive a migliaia di imprenditori e lavoratori che, nonostante tutto, continuano ogni giorno a lavorare per valorizzare e presidiare le nostre splendide coste“.

L’appello dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana

Tante le richieste di aiuto, tra queste anche quella dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana che ha inviato una nota al Governo regionale per dei sostegni finanziari per i concessionari balneari siciliani danneggiati dal Ciclone Harry, con l’appello di “deliberare una legge che eroghi almeno la somma di 100 milioni di euro nella speranza che possano bastare in favore dei concessionari balneari colpiti da questo evento eccezionale e catastrofico, riconosciuto tale dalla Protezione Civile. Si tratta di un grido d’aiuto disperato: rischiamo di non poter esercitare l’attività balneare per l’apertura della stagione estiva 2026, ormai alle porte. Il 19 Gennaio 2026 abbiamo incontrato l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, On. Giusy Savarino, richiedendo un’autorizzazione semplificata per l’accesso al mare con mezzi meccanici al fine di riparare le strutture. Ringraziamo l’Assessore per la pronta Circolare n. 150/Gab del 19.01.2026, che ha consentito tale semplificazione; tuttavia, l’intervento si è rivelato tardivo a causa dell’avanzare del ciclone. Pur essendo obbligati dalle concessioni a non richiedere danni per mareggiate ordinarie, questa è un’eccezione straordinaria, non di cadenza annuale. Oggi, gli operatori si fanno carico autonomamente dei costi di ripristino delle opere autorizzate, ma il tempo stringe con la stagione estiva imminente. La Sicilia non può rinunciare ai nostri servizi essenziali, che i Comuni costieri – obbligati per legge – non assicurano: salvataggio con bagnini (da noi retribuiti), infermeria attrezzata con defibrillatore, accessi per disabili, pulizia dell’arenile tutto l’anno e posti di lavoro per giovani e disoccupati. Siamo le sentinelle del mare, primo supporto alle Capitanerie di Porto, veri ambasciatori della nostra Regione. In Sicilia, l’estate è sinonimo di mare: senza i nostri servizi, spiagge deserte significherebbero alberghi vuoti, con danni a catene strategiche come albergatori, agricoltori (già tutelati da fondi specifici), pesca, acquacoltura, sport dilettantistici, spettacolo, cultura e turismo. Un danno che colpirebbe l’intera economia siciliana“.

Da Palermo a Catania: mareggiate e danni alle imbarcazioni

Un peschereccio è affondato la notta scorsa nel porto di Catania per il maltempo. Lo rende noto la Federazione armatori siciliani, riportando una dichiarazione del proprietario, un giovane pescatore, figlio e fratello di una famiglia che da generazioni vive di mare: “Quella barca non era soltanto un mezzo di lavoro, era il nostro punto di sostegno, la nostra sopravvivenza“. “Da mesi, anzi, da anni – afferma in una nota Fabio Micalizi, presidente della Federazione armatori siciliani – segnaliamo criticità strutturali, condizioni di insicurezza, fondali e banchine non adeguatamente manutenuti, con rischi evidenti per uomini e mezzi. Segnalazioni protocollate, note formali, richiami istituzionali. Eppure, si continua a intervenire soltanto dopo i disastri“. La Federazione armatori siciliani annuncia che “si riserva di scrivere al prefetto e di avanzare formale richiesta di risarcimento dei danni subiti dall’armatore e dalla sua famiglia. Chi pagherà ora i danni? Chi – si legge ancora nella nota – risponderà di una barca affondata dentro un porto, luogo che dovrebbe essere per definizione rifugio sicuro e non teatro di incidenti annunciati? Non è più tempo di attese. L’affondamento di un peschereccio non è una fatalità“.

Il mare ieri ha invaso le strade del villaggio marinaro Primo Sole di Catania, alla periferia sud della città, vicino all’Oasi del Simeto, trasformandole in torrenti di acqua e fango. Sul posto sono intervenuti, per evacuare famiglie e animali domestici, personale del corpo forestale regionale e dei vigili del fuoco.

Nonostante gli avvisi emessi dalle autorità competenti in occasione delle condizioni meteo particolarmente avverse per il passaggio del ciclone Harry, il proprietario di una barca a vela, nell’intento di mettere l’unità in sicurezza, durante le operazioni di manovra è rimasto alla deriva all’interno del porto di Catania a causa di una cima impigliata nell’elica. Ad allertare la sala operativa della Capitaneria di porto è stata la moglie che vedendo il marito, con a bordo anche il figlio minorenne, in difficoltà ha chiesto l’intervento della Guardia Costiera. Personale della motovedetta Sar è intervenuto in soccorso del malcapitato rimorchiando la barca a vela presso un tratto di banchina libera disponibile dello sporgente centrale dove, con l’ausilio del personale intervenuto via terra, si è provveduto a metterla in sicurezza dalle pessime condizioni del mare e dalle forti raffiche di vento che imperversavano anche dentro il porto. Fortunatamente per i due malcapitati solo un grande spavento senza alcuna conseguenza.

A Palermo i vigili del fuoco sono intervenuti al molo trapezoidale, dove per il maltempo si erano staccati due pontili, per evitare che 20 imbarcazioni finissero alla deriva a causa del forte vento che ha soffiato sul capoluogo tutta la notte. I pompieri sono riusciti a mettere in sicurezza il molo. Criticità a Mondello dove la zona della piazza e lungo il litorale sono stati chiusi al transito per alte onde che arrivano in strada. In prima serata all’Arenella un’auto è affondata nel porticciolo e diversi sono i danni registrati alle imbarcazioni dei pescatori.

Parte la conta dei danni nel Siracusano: devastato il porto piccolo a Ortigia

Il mare mosso ha devastato il porto Piccolo a Ortigia: distrutti i pontili galleggianti, ed il materiale si è riversato in mare ed è pericoloso per la navigazione. Alcune barche, nonostante ormeggi rafforzati, sono state affondate. In tutta la provincia si sono registrati blackout elettrici per l’abbattimento dei pali dell’energia.

La zona di Pantanelli è stata compromessa dall’esondazione del fiume Anapo. Alcune famiglie, che ieri sono state evacuate, potranno rientrare oggi. Per altre il rientro sarà graduale. I detriti hanno isolato alcune zone balneari: via Lido Sacramento, all’Isola, e ad Ognina, il mare ha danneggiato attività commerciali sulla costa.

In provincia, una tromba d’aria si è abbattuta su Brucoli (Augusta): tetti divelti, barche danneggiate, danneggiati i locali affacciati sul mare. Le criticità riguardano le strade litoranee di Calabernardo, a Noto, e viale Aldo Moro ad Avola: erose e con evidenti cedimenti delle scarpate sottostanti. Anche Strada Marina di Priolo Gargallo danneggiata e con detriti.

Mareggiata devasta il lungomare di Mazara del Vallo: spazzati via stabilimenti balneari

Si sta facendo il possibile per la messa in sicurezza e, non appena le condizioni lo permetteranno, saranno attivate tutte le azioni utili al ripristino di tutte le aree colpite, con l’obiettivo di restituire sicurezza e piena fruibilità“. Lo ha detto stamattina il sindaco di Mazara del Vallo (Trapani) Salvatore Quinci dopo aver fatto un sopralluogo sul lungomare Fata Morgana della zona balneare di Tonnarella. La via principale è ricolma di rifiuti di qualsiasi genere trasportati dalle forti onde causate dal passaggio del ciclone ‘Harry’. Alcuni lidi che erano rimasti montati nei mesi invernali, sono stati distrutti e spazzati via dall’acqua. “Desidero esprimere la piena vicinanza dell’amministrazione comunale ai gestori e ai titolari degli stabilimenti balneari, che stanno affrontando conseguenze pesanti e comprensibili preoccupazioni“, ha detto il sindaco Quinci.

Mareggiata distrugge gli uffici del porticciolo di Milazzo

Ingenti danni ha provocato la notte scorsa la mareggiata abbattutasi lungo la riviera di Levante a Milazzo, centro Tirrenico del Messinese. In particolare le onde alte hanno distrutto completamente gli uffici del porticciolo turistico “Santa Maria Maggiore” ed hanno divelto alcuni dei pontili galleggianti. Fortunatamente non c’erano imbarcazioni attraccate ai pontili che erano state tolte per le previsioni meteo di allerta rossa. Nel porto, invece è stato necessario l’intervento degli ormeggiatori e di due rimorchiatori “Merak” e San Vitale” per tenere ferma in banchina la nave “Cossyra” della Siremar che aveva rotto qualche cavo di ormeggio. L’operazione è durata quasi quattro ore. Infine restano ancora chiusi gli ormeggi dei pontili della raffineria anche se le condizioni meteo vanno migliorando.

Isole minori isolate

Il maltempo ha provocato danni anche a Ustica, con la mareggiata che ha colpito le infrastrutture portuali dell’isola. “Stiamo ancora facendo le verifiche – afferma il sindaco, Salvatore Militelloma per le prossime settimane sarà difficile fare arrivare i passeggeri nella zona dell’imbarco della nave. Le onde altissime hanno provocato danni ingenti, anche nel porticciolo nella zona del cimitero. Qui un mese fa erano state realizzate delle strutture in ghisa per rendere più sicuro l’attracco. Sono state portate via dal mare. Ho già fatto una prima relazione all’assessorato al Territorio e alla protezione civile. Io non ricordo una tempesta simile nell’isola. Anche gli anziani – osserva il primo cittadino di Ustica – non hanno memoria di un vento così violento che ha sferzato Ustica. Adesso faremo anche un censimento dei danni in paese. Anche qui il vento e il temporale ha provocato non pochi problemi“.

Notte di paura alle Eolie. I collegamenti restano sospesi e anche la nave Nerea che aveva assicurato il collegamento con Vulcano, Lipari, Salina e Filicudi è rimasta in porto.

Negli abitati di Canneto e Marina Lunga (Lipari) è stata una notte di forte apprensione per via del mare che, in alcuni tratti, si è spinto in prossimità delle case trasportando pietre, sabbia e detriti vari: situazione che perdura essendo il moto ondoso in aumento. Letteralmente invase dall’acqua le banchine di Sottomonastero, Pignataro, Canneto e Porticello (Lipari) e di Levante a Vulcano. La Capitaneria di porto di Lipari ha emesso un avviso invitando a non acceda a queste strutture, così come agli altri approdi ricadenti nel Circondario marittimo liparese, se non in casi di gravità e urgenza. Al palazzo municipale di Lipari è riunito, in seduta permanente il Centro operativo avanzato (Coa) per monitorare la situazione e predisporre eventuali interventi.

Onde alte fino sette metri si sono abbattute su Linosa, la più piccola delle Pelagie distruggendo decine di imbarcazioni, altre sono state spazzate via dalla potenza del mare. Distrutte alcune vie di collegamento, come la litoranea del Lanternino che collega lo Scalo Vecchio con Pozzolana di Ponente e anche vie di accesso alla zona dei Faraglioni. Sull’isola non esiste un presidio di emergenza o di Protezione civile e sono i cittadini a organizzare in queste ore la messa in sicurezza di quel che rimane delle imbarcazioni e delle infrastrutture.

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