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Coronavirus, Ue: “Ok aiuti pesca e aumento contributi per cessazione attività”

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Il Consiglio Ue ha approvato le prime misure straordinarie per la pesca, presentate dalla Commissione europea per far fronte alla crisi causata dal Covid-19.

Oltre ad aver dato l’ok all’aumento dal 50 al 75% del contributo per il sostegno alla cessazione temporanea delle attività e dei quantitativi ammissibili all’aiuto all’immagazzinamento, il Consiglio ha aggiunto alcuni emendamenti, come l’estensione agli operatori dell’acquacoltura delle compensazioni per la riduzione delle vendite e i costi di stoccaggio supplementari.

La proposta dovrebbe essere esaminata con urgenza dall’Europarlamento.

La Regione Siciliana aveva dichiarato lo “stato di crisi” per agricoltura e pesca, settori primari dell’Isola.

Il provvedimento del governo Musumeci, di giovedì 9 aprile, specificava che la pandemia in corso ha determinato: l’azzeramento del canale Horeca (hotel, ristoranti e catering) e delle mense scolastiche e universitarie; la chiusura di agriturismi, enoturismi, mercati storici e rionali, nonché di quelli dell’agricoltore e del pescatore.

L’azzeramento della domanda di cibo da parte dei turisti in Sicilia; la difficoltà lungo tutta la filiera alimentare, in termini di approvvigionamento di materie prime e di spedizione e consegna dei prodotti; il ridotto funzionamento dei servizi di logistica, soprattutto internazionali, mettendo in difficoltà le imprese.

Con la dichiarazione dello “stato di crisi” la Regione Siciliana ha chiesto la definizione degli strumenti finanziari finalizzati alla ripresa economica, che saranno attivati nell’ambito delle disposizioni nazionali e comunitarie.

“Con questo atto – aveva affermato l’assessore per l’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea, Edy Bandiera – intendiamo manifestare, chiaramente, dinanzi a quale catastrofe di carattere economico ed occupazionale ci troviamo e chiedere un’immediata accelerazione dei provvedimenti a sostegno dei settori duramente colpiti. Occorre limitare, con tempestività, gli impatti negativi economici, sociali e ambientali del tessuto produttivo siciliano, fatto per l’80 per cento da piccole e medie imprese, oggi falciato dalla chiusura del canale Horeca, degli agriturismi, enoturismi e delle frontiere, che rappresentano la parte più considerevole del sistema produttivo agricolo siciliano”.

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