Dal ciclone Harry all’emergenza caro carburante, l’anno nero della pesca siciliana in cerca di una nuova vita

Il quadro geopolitico internazionale desta preoccupazione e rischia di lasciare segni indelebili in alcuni comparti che alimentano il tessuto economico europeo, italiano e, scendendo ancor più del dettaglio, anche siciliano. Basti pensare alle recenti ardue sfide dettate dall’emergenza covid, dalla guerra russo-ucraina e dalle pressioni legate all’inflazione. Un settore fragile come la pesca, costretto a combattere le variegate avversità, tra competitività sleale, ricambio generazionale e ammodernamento delle flotte, conosce e sa benissimo come si annaspa e sopravvive a fatica in un mare ricco di complicazioni, dove la fetta dei guadagni, anno dopo anno, si è ridotta sempre di più, tanto da divenire insostenibile, anche per la semplice sussistenza. Vero e proprio patrimonio culturale, oggi le marinerie siciliane osservano con sgomento un futuro con più ombre che luci all’orizzonte. Alcune speranze sono riposte all’ultimo intervento sottoposto ai raggi X del Parlamento nazionale.
Le speranze riposte nel ddl Mare
Nel corso della settimana appena conclusa, il Senato ha approvato il disegno di legge Valorizzazione Mare.
Un ddl multidisciplinare, promosso dal Ministero per le Politiche del Mare, retto dall’ex presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ma che coinvolge un numero elevati di Ministeri. Basti osservare le tante materie contenute all’interno del testo: dall’autorizzazione all’istituzione della zona contigua al turismo subacqueo, dalla nautica di diporto alla navigazione marittima e cantieristica, dalla formazione alla tutela ambientale, dalla pianificazione dello spazio marittimo ai parametri tariffari.
La pesca riveste un ruolo centrale con delle misure ad hoc: il regime previdenziale agevolato per favorire il reimbarco in caso di arresto definitivo dell’imbarcazione; le disposizioni in materia di ammortizzatori sociali per il settore della pesca; le modifiche al regolamento per la navigazione marittima in materia di pesca; la rappresentanza delle associazioni della pesca nelle commissioni di riserva delle aree marine protette. Ancora aperto il dibattito per quanto riguarda invece l’accesso alla Cisoa, ammortizzatore sociale strutturale mancante per il comparto della pesca.
Il ddl, e la sua approvazione in prima battuta, è stato ben accolto dalle categorie di settore il cui auspicio è che il passaggio all’operatività avvenga in maniera rapida, rendendo immediatamente accessibili le misure previste, semplificando le procedure e garantendo tempi certi. Ora attesa per il secondo passaggio alla Camera dei Deputati.
La guerra in Iran e il caro-carburante
Il conflitto iraniano e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno contribuito ad una nuova impennata dei prezzi del gasolio. I numeri parlano da sé. Per i pescatori uscire in mare può costare fino a oltre 1.100 euro in più al giorno. La spesa per fare il pieno in banchina va da 400 euro in più alle 4.400 euro, a seconda della dimensione dell’imbarcazione. Un aumento capillare avvenuto nel corso delle scorse settimane: da Trapani a Milazzo tra i 0,90 e i 0,93 euro, a Mazara del Vallo 0,82 euro, a Porticello 1,10 euro, a Lampedusa la cifra record di 1,33 euro al litro, giusto per portare qualche esempio.
Una mano in segno d’aiuto è giunta circa due settimane fa con l’approvazione in Consiglio dei Ministri di un pacchetto di misure che prevede anche un credito di imposta di 10 milioni di euro destinato a coprire le spese per l’acquisto del carburante a partire da marzo, aprile e maggio del 2026 nella misura del 20%.
La lunga rincorsa per attutire l’impatto del caro-carburante non si ferma qua. Le difficoltà croniche delle coste siciliane hanno certamente accentuato un momento di crisi che, in realtà, ha colpito tutta l’Europa, comprese le realtà più solide. Il caso è sotto i riflettori della Commissione europea al ramo, ma anche degli organismi rappresentativi dell’industria ittica europea, tra cui Europêche che ha presentato una serie di richieste, dall’attivazione di un quadro temporaneo di crisi a delle misure fiscali e sociali ad hoc coordinate dall’Ue. Insomma, un sistema in continua evoluzione.
Il grido d’allarme dei pescatori siciliani
La crisi dei pescatori siciliani non nasce oggi, ma ha radici più profonde. Dal 2000 al 2023, le coste siciliane contano 1.800 unità di pesca in meno, circa il 40% in meno. Nonostante ciò, con le sue 2.500 unità, la Sicilia resta tra le Regioni più rilevanti in termini di attività. Di queste il 70% è dedicato alla piccola pesca costiera, il restante 30% include lo strascico, la circuizione, il palangaro e un’importante quota di volanti a coppia. A pesare, certamente, è anche l’età media dei lavoratori che operano nel settore, oltre i 45 anni. A questi si aggiungono poi i cambiamenti climatici e le specie in via di estinzione, mentre circa un anno fa è tornato alla ribalta un altro tema, quello del rinnovamento e aggiornamento dei Piani di gestione locale (CLICCA QUI).
Nei giorni scorsi gli operatori di categoria sono insorti chiedendo alla Regione la riattivazione del Fondo di solidarietà della pesca, con l’obiettivo di garantire ristori economici tempestivi. Agci Agrital, Confcooperative-FedAgriPesca, Lega Coop Agroalimentare, Anapi, Unci, Unicoop, Federpesca, Coldiretti, Agripesca e Federazione Armatori Siciliani hanno stimato in almeno 7 milioni di euro il fabbisogno immediato, programmando ulteriori misure per i prossimi mesi. Le rappresentanze di armatori e pescatori evidenziano come, dallo scorso mese di dicembre, le eccezionali avversità meteomarine hanno determinato lunghi periodi di fermo forzato delle attività di pesca. A questi si aggiungono la diffusa presenza di detriti e rifiuti nei fondali marini, che ostacolano le operazioni di pesca e perfino l’insorgenza che gli stessi addetti ai lavori definiscono “anomala” di fenomeni di mucillagine che compromettono ulteriormente la produttività. Ad aggravare il quadro il costo del carburante, legato alle tensioni internazionali, che incide in maniera determinante sui costi di gestione delle imprese.







