Dal Fondo di Solidarietà al caro carburante, i pescatori siciliani attendono risposte: uscire in mare conviene ancora? 

Il blocco dello Stretto alla fine non c’è stato, ma lo stato d’allerta permane. Continua a non fare sconti la crisi nera della pesca siciliana, stretta nella morsa tra i problemi divenuti ormai strutturali e gli ostacoli dettati dall’attualità. E se per anni la risorsa mare ha rappresentato per la Sicilia una fonte inesauribile di ricchezza e una fetta importante dell’economia isolana, oggi non è più così.

Uscire in mare conviene?Non più“. E’ questo il coro unanime che si solleva lungo le coste siciliane, con gli operatori costretti a fare i conti non solo con la concorrenza sleale degli altri paesi che affacciano nel Mediterraneo, ma anche con i costi esorbitanti del carburante. L’attesa adesso cresce in vista del 12 maggio, giorno in cui è stato programmato un nuovo incontro, a Palermo, tra la Federazione armatori siciliani (Fas), promotrice della protesta, e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Un secondo faccia faccia dopo quello svolto a Catania ad inizio settimana. L’apertura al dialogo da pare delle istituzioni e la mano tesa in segno di aiuto sono bastate per fermare la protesta programmata per venerdì 1° maggio. Una data scelta non a caso. Ma adesso il settore attende risposte certe e non più rinviabili.

I motivi delle proteste

Non è stata una prima metà dell’anno fortunata per i pescatori siciliani. Le avverse condizioni meteo, il fenomeno anomalo delle mucillagini, i danni provocati dal ciclone Harry, le crisi geopolitica internazionale e l’impennata improvvisa dei prezzi del gasolio.

L’avvio del conflitto iraniano e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno generato un vero e proprio shock per il mercato. Per i pescatori uscire in mare può costare fino a oltre 1.100 euro in più al giorno. La spesa per fare il pieno in banchina va da 400 euro in più alle 4.400 euro, a seconda della dimensione dell’imbarcazione. Un aumento capillare avvenuto nel corso delle scorse settimane: da Trapani a Milazzo tra i 0,90 e i 0,93 euro, a Mazara del Vallo 0,82 euro, a Porticello 1,10 euro, a Lampedusa 1,33 euro al litro, giusto per portare qualche esempio. Cifre record giunte anche fino a 1,50 euro al litro.

La richiesta avanzata è quella di porre un tetto immediato al prezzo del gasolio per la pesca, un prezzo strutturale tra 0,40 e 0,50 € al litro e un tetto emergenziale tra 0,60 e 0,70 € al litro. A questo potrebbe poi aggiungersi un altro sostegno: i 25 milioni annunciati dal governo regionale per combattere il caro carburanti. Una misura inizialmente pensata per l’autotrasporto e che poi ha incluso anche la pesca e l’agricoltura. Ma ad oltre 15 giorni di distanza da quel vertice di maggioranza non si hanno più notizie. Un impegno è stato assunto anche dalla III Commissione Attività Produttive, presieduta da Gaspare Vitrano, che in queste ultime settimane ha incontrato e audito due volte i rappresentanti del comparto, mettendo in luce e analizzando punto per punto tutte le avversità legate alle flotte e alle marinerie siciliane, tra innovazione e ricambio generazionale. L’attenzione è focalizzata anche su un altro punto: la possibilità di poter attivare e rifinanziare il Fondo di Solidarietà della Pesca, previsto dall’articolo 39 della legge regionale n. 9/2019, e promuovere un tavolo di crisi permanente con il Governo nazionale e le rappresentanze di categoria.

Il grido d’allarme dei pescatori siciliani

La crisi dei pescatori siciliani non nasce oggi, ma ha radici più profonde. In circa 25 anni, le coste siciliane contano 1.800 unità di pesca in meno, circa il 40% in meno. Nonostante ciò, con le sue 2.500 unità, la Sicilia resta tra le Regioni più rilevanti in termini di attività. Di queste il 70% è dedicato alla piccola pesca costiera, il restante 30% include lo strascico, la circuizione, il palangaro e un’importante quota di volanti a coppia. A pesare, certamente, è anche l’età media dei lavoratori che operano nel settore, oltre i 45 anni. A questi si aggiungono poi i cambiamenti climatici e le specie in via di estinzione, mentre circa un anno fa è tornato alla ribalta un altro tema, quello del rinnovamento e aggiornamento dei Piani di gestione locale.

Nei giorni scorsi gli operatori di categoria sono insorti chiedendo alla Regione la riattivazione del Fondo di solidarietà della pesca, con l’obiettivo di garantire ristori economici tempestivi. Agci Agrital, Confcooperative-FedAgriPesca, Lega Coop Agroalimentare, Anapi, Unci, Unicoop, Federpesca, Coldiretti, Agripesca e Federazione Armatori Siciliani hanno stimato in almeno 7 milioni di euro il fabbisogno immediato, programmando ulteriori misure per i prossimi mesi. Le rappresentanze di armatori e pescatori evidenziano come, dallo scorso mese di dicembre, le eccezionali avversità meteomarine hanno determinato lunghi periodi di fermo forzato delle attività di pesca. A questi si aggiungono la diffusa presenza di detriti e rifiuti nei fondali marini, che ostacolano le operazioni di pesca e perfino l’insorgenza che gli stessi addetti ai lavori definiscono “anomala” di fenomeni di mucillagine che compromettono ulteriormente la produttività. Ad aggravare il quadro il costo del carburante, legato alle tensioni internazionali, che incide in maniera determinante sui costi di gestione delle imprese.

Tema sul quale nei giorni scorsi è intervenuta anche la deputata all’Ars e vicesegretaria regionale del Partito Democratico Valentina Chinnici, presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e agli assessori all’Agricoltura, all’Economia e alle Infrastrutture, sottoscritta dai deputati del gruppo PD, per chiedere misure straordinarie a sostegno del comparto.

Potrebbero interessarti anche...