Dal ricambio generazionale ai fondi europei: il libro dei sogni della pesca siciliana 

Il costo del carburante cresce, la concorrenza nelle acque del Mediterraneo è divenuta insostenibile, così come i cavilli burocratici e le stringenti misure europee incapaci di tener conto delle peculiarità ben precise dei nostri mari. La crisi della pesca siciliana è sull’orlo del precipizio. Non si tratta certo di un nuovo allarme. I vari appelli lanciati a più riprese, però, ad oggi, non sono riusciti ad instradare il settore verso una rinascita tanto auspicata quanto ardua. Le marinerie restano a guardare attonite, mentre dall’emergenza covid allo scoppio della guerra russo-ucraina, fino al conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz, il futuro appare sempre meno nitido e più offuscato.

Sono veramente innumerevoli le criticità che attanagliano il comparto ittico, alla base dell’economia blu della Sicilia. Tra le varie linee di intervento elencate all’interno del Documento di economia e finanza regionale 2027-2029, approvato nel corso dell’ultima riunione di giunta, c’è spazio anche per la pesca. Tra difficoltà ataviche e strutturali e la necessità di restare aggrappati ai fondi europei previsti dalla programmazione Feampa, il settore riuscirà, passo dopo passo, a risollevare la testa e riacquisire dignità?

I dati e il nodo del ricambio generazionale

Ma quanto vale il comparto pesca in Sicilia? Nel 2024 ha generato un valore aggiunto per 92,2 milioni di euro. Le esportazioni dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nel 2025 ammontano a 36,5 milioni di euro, mentre quelle di conserve e prodotti lavorati a 53,8 milioni di euro. La flotta siciliana conta circa 2.500 imbarcazioni, di cui il 67,28% unità della piccola pesca costiera. Il resto è rappresentato da unità operanti con tecniche di strascico, palangaro, circuizione, volanti a coppia e lenza a traino. Più limitata la dimensione dell’acquacoltura, con una ventina di aziende che occupano circa 190 addetti. La filiera della trasformazione conta su 104 stabilimenti che occupano circa 1.330 addetti.

Proprio le flotte e il ricambio generazionale sono uno dei problemi principali che attanagliano il settore. Un elemento sottolineato nelle scorse settimane anche dai piani alti europei, con il report della Commissione Europea Social Data in Eu Fisheries. L’Italia rappresenta il 15% della flotta Ue, con l’Isola regione trainante. Da un lato la Sicilia come epicentro produttivo e comunità di pescatori più numerosa del Paese, dall’altro terra soffocata da una profonda crisi e un forte isolamento delle marinerie (CLICCA QUI).

Tra le diverse problematiche la riduzione degli stock ittici, le strategie europee di riduzione dello sforzo di pesca, la scarsa e incostante redditività degli investimenti, l’obsolescenza delle imbarcazioni. Tra gli obiettivi fissati per il biennio spicca così la necessità di investire sul capitale umano, sulle condizioni di lavoro e sulla la diversificazione e la capacità di reddito degli operatori, anche con l’acquisizione di competenze e qualificazioni in linea con gli obiettivi della crescita blu, come operatori subacquei, titoli marittimi Stcw-f, addetti alla prima lavorazione e trasformazione.

A questi si aggiunge un’altra variabile: la crisi climatica. In tal senso, è previsto nel Documento di economia e finanza regionale è prevista l’implementazione del Fondo di solidarietà regionale, con riguardo alle situazioni di emergenza, come naufragi, interventi di soccorso che comportino l’interruzione della pesca, avversità meteoclimatiche gravi o la diffusione di specie invasive. In questo quadro si inserisce anche lo sviluppo e il consolidamento della cooperazione con il mondo scientifico e della ricerca nel campo del monitoraggio e della conservazione delle risorse ittiche e l’innovazione finalizzata alla sostenibilità.

La pesca siciliana aggrappata alla programmazione Feampa

I progetti per rilanciare un settore da anni in ginocchio certamente non mancano, ma sono tutti aggrappati ad un’unica speranza: la programmazione Feampa. 

Per quanto concerne il piano 2014-2022, il Defr sottolinea come gli obiettivi finanziari siano stati sostanzialmente raggiunti, anche grazie all’accelerazione impressa alla spesa in fase di chiusura. Su una dotazione complessiva di oltre 118 milioni di euro, la spesa certificata al 31 dicembre 2025 ammonta a 114,6 milioni di euro, con l’implementazione di 2.273 operazioni a regia e 432 a titolarità.

La programmazione vigente, 2023-2027, al 31 dicembre 2025 certifica una spesa di 9,6 milioni di euro, a cui vanno poi considerati gli avvisi giunti a graduatoria o pubblicati nel 2026 per un valore complessivo della dotazione finanziaria messa a bando di circa 20,3 milioni di euro. Su cosa si punterà? L’obiettivo resta quello di poter usufruire e mettere in gioco quante più risorse disponibili, al fine di accelerare i pagamenti e virare verso una semplificazione burocratica e procedimentale. Attenzione rivolta anche alla prevenzione di fenomeni fraudolenti nell’impiego delle risorse europee, nazionali e regionali. Nell’ambito delle misure decentrate è stato avviato anche un percorso delineato verso il riconoscimento dei Consorzi di gestione della pesca artigianale (Cogepa), anche al fine di aggiornare e approvare i piani di gestione locale.

Tra le misure del Feampa restano centrali quelle relative diversificazione delle attività di pesca, dunque pescaturismo e ittiturismo, e alla sistemazione dei luoghi di sbarco, i cui bandi sono stati aperti nel corso dell’anno 2026. Altro punto è incarnato dalla valorizzazione dell’immagine del pescato di Sicilia, come parte della dieta mediterranea e di un patrimonio enogastronomico riconosciuto a livello mondiale, attraverso la promozione dei prodotti ittici e la trasformazione sui mercati interni e internazionali.

Non solo risorse europee. Seppur meno consistenti anche i fondi regionali giocano e giocheranno un ruolo importante, soprattutto in tema di borghi marinari. Tra le finalità del Documento di economia e finanza regionale vi è anche quella di implementare gli interventi per il recupero, la fruizione e la valorizzazione di questi centri, censiti nell’ambito del Reimar. Al fianco di questa misura, in sostegno al patrimonio culturale blu, anche la previsione di poter accendere i riflettori e puntare sulla valorizzazione di altri elementi identitari del mondo della pesca siciliana. Qualche esempio? Le strade del tonno o la pesca con le feluche.

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