Emissioni trasporto marittimo, è scontro sul sistema Ets: a rischio la competitività della Sicilia nel Mediterraneo

Un pilastro fondamentale e un settore avanzato per la Sicilia, ma che fatica a stare al passato con i tempi, le linea guida Ue e i nuovi criteri di sostenibilità. Il trasporto marittimo negli ultimi anni ha vissuto un’importate e sostanziale trasformazione, ma non è ancora abbastanza. La decarbonizzazione del comparto non è un passaggio semplice e nemmeno immediato. E in tal senso i diktat europei rischiano di compromettere i numeri più che positivi, che riguardano da vicino soprattutto il traffico merci e ro-ro (CLICCA QUI). L’Isola giocherà dunque un ruolo da protagonista nelle prossime trattive che andranno in scena a Bruxelles. Non a caso, proprio in questi giorni, il dibattitto sulla revisione della direttiva Ets si sta pian piano imbastendo in vista dell’estate 2026.
Il quesito è sempre lo stesso: coniugare sostenibilità economica e ambientale è possibile?
Il sistema Ets e i numeri del trasporto marittimo

Commissione europea
Ma di cosa si tratta? L’Eu Ets (European Union Emissions Trading System), il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea, è il principale strumento per la riduzione delle emissioni climalteranti e riguarda le emissioni prodotte dai settori della produzione di energia elettrica e termica, della produzione industriale, dell’aviazione e del trasporto marittimo che rappresentano quasi il 45% delle emissioni totali di gas a effetto serra nell’Ue. Nato nel 2005, nel corso degli anni è stato protagonista di diverse revisioni, per allineare il sistema agli obiettivi del vecchi continente in materia di clima. Nel 2021, con il pacchetto Fit for 55%, la Commissione europea ha presentato una serie di proposte di riforma della politica climatica ed energetica dell’Unione, incluso l’Eu Ets, per attuare il Green Deal in linea con l’Accordo di Parigi, misure poi adottate nel giugno 2023 e che dal 1° gennaio 2024 hanno coinvolto anche il settore marittimo. Un meccanismo verso la decarbonizzazione del settore, con l’obiettivo di spingere le compagnie ad adottare tecnologie più verdi ed evitare i costi crescenti delle emissioni. Le compagnie di navigazione hanno così l’obbligo di monitorare, riportare e restituire quote per le emissioni di navi pari o superiore a 5.000 Gt operanti in Europa. Nel 2024 le compagnie hanno coperto una quota del 40%, aumentata poi al 70% nel 2025. Nel 2026 questa quota ha raggiunto il 100%. Altra novità che riguarda il nuovo anno è l’inclusione, oltre che del CO2, anche del metano e del protossido di azoto.
Secondo l’ultima relazione della Commissione europea lo studio dell’Imo (International maritime organization) sui gas a effetto serra ha mostrato che le emissioni di gas a effetto serra (compresi l’anidride carbonica, il metano e il protossido di azoto) derivanti dal trasporto marittimo sono aumentate del 9,6% tra il 2012 e il 2018, passando da 977 milioni di tonnellate a 1 076 milioni di tonnellate. In una serie di scenari economici ed energetici plausibili a lungo termine, le emissioni di CO2 seguono una tendenza all’aumento, passando da circa il 90% nel 2018, rispetto ai livelli del 2008, al 90-130% entro il 2050, sempre rispetto ai livelli del 2008. Recenti studi sulle tendenze del trasporto marittimo internazionale per il periodo 2018-2022 hanno rilevato che nel 2022 le emissioni non sono diminuite, ma sono rimaste intorno ai livelli del 2008. I dati comunicati nell’ambito del sistema di raccolta dati dell’Imo per il 2023 mostrano, rispetto al 2022, solo una lieve riduzione (-1 %) del consumo di carburante da parte della flotta mondiale che effettua la comunicazione. Per quanto riguarda i gas a effetto serra è evidenziata l’importanza delle emissioni di particolato carbonioso, che rappresentano circa il 7 % delle emissioni di gas a effetto serra generate dal trasporto marittimo internazionale.
In tal senso l’Innovation fund si rivela un’opportunità da non perdere. Si tratta di uno dei più grandi programmi di finanziamento al mondo per l’implementazione di tecnologie innovative e a zero emissioni nette. Con un fatturato di 40 miliardi di euro dal 2020 al 2030, proveniente dal sistema Ets, il mira a creare incentivi finanziari per le aziende e le autorità pubbliche affinché investano in tecnologie all’avanguardia a basse emissioni di carbonio e sostengano la transizione dell’Europa verso la neutralità climatica. Nel trasporto marittimo, per esempio, sono finanziabili tecnologie e infrastrutture innovative che migliorano l’efficienza energetica, favoriscono carburanti alternativi sostenibili, elettrificazione o propulsioni a zero emissioni.
Sicilia coinvolta direttamente, Tardino: “Evitare che l’assetto attuale si consolidi ulteriormente”

Annalisa Tardino
La Sicilia osserva con attenzione. In prima linea c’è anche l’Autorità portuale del Mare di Sicilia Occidentale, guidata da Annalisa Tardino, proprio la scorsa settimana la presidente si è recata a Bruxelles. Da un alto la condivisione degli obiettivi ambientali, dall’altro la necessità di evitare che la transizione ecologica si trasformi in un mezzo capace di isolare la Sicilia.
L’attuale regolamento, infatti, metterebbe a rischio gli scali dell’Isola. In primis la concorrenza sleale, con le navi che potrebbero preferire i porti extra-Eu, del Nord Africa, per evitare i costi, sottraendo traffico e lavoro a Palermo, Trapani e agli altri scali siciliani. Da non sottovalutare ci sono anche i costi per il territorio, con il rincaro delle rotte marittime che rischia di ricadere direttamente sui prezzi dei biglietti e delle merci in arrivo in Sicilia. L’Adsp ha così chiesto correttivi urgenti, deroghe concrete e la revisione di alcune le regole, come quella delle 300 miglia, per garantire la competitività nel Mediterraneo.
“L’Adsp del Mare di Sicilia Occidentale e la Sicilia – ha spiegato Annalisa Tardino – risultano direttamente coinvolte, poiché le autostrade del mare e i collegamenti marittimi, soprattutto servizi ro-ro/ro-pax, ma anche flussi containerizzati per import ed export, costituiscono un’infrastruttura essenziale per la connettività dell’isola con il resto del Paese. In tale contesto, la rigidità dell’extra-costo Ets, combinata con gli obblighi di continuità territoriale e con l’assenza, allo stato attuale, di un sistema equivalente sul trasporto stradale, riduce in modo significativo la capacità di questi servizi di assorbire gli extra-costi Ets senza danni alla sostenibilità economica. La revisione della direttiva Ets è prevista nella seconda metà del 2026 ed è essenziale utilizzare la fase preparatoria del 2026 per inserire interventi mirati nel testo della proposta, evitando che l’assetto attuale si consolidi ulteriormente“.
L’Italia chiede lo stop, ma Parigi frena: attesa per il summit di marzo
Il Governo italiano ha “lanciato la sfida”. Uno scontro che infatti rischia già di accendersi con il decreto legge Energia, approvato in Consiglio dei Ministri, che tra i punti prevede di scorporare il costo dei certificati di emissione del sistema Ets dalla determinazione del prezzo dell’energia elettrica, con l’obiettivo di contenere i costi energetici per cittadini e imprese. La misura, però, è sottoposta ad una verifica della Commissione europea. E non sono neanche passate inosservate la prole del ministro delle Imprese Adolfo Urso che ha definito il sistema “un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività“. Una provocazione rilanciata anche dalla premier Giorgia Meloni: “L’impegno che ci siamo assunti è costruire risposte concrete già a marzo, perché non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor“.
Il vertici dei leader di marzo, appena iniziato, sarà dunque un momento di confronto importante in vista dell’estate 2026, quando avverrà la revisione della direttiva europea. Certamente vi saranno delle modifiche, ma per comprendere quale strada verrà imboccata è ancora presto. Di sicuro al momento vi sono solo i temi sul tavolo che cattureranno l’attenzione. Tra gli argomenti ci sono: la valutazione della coerenza con eventuali misure Imo (Organizzazione marittima internazionale) per evitare un doppio onere per gli armatori; la possibile estensione a navi 400-5000 GT, oggi escluse dall’Ets, ma dentro Mrv (il sistema di raccolta e verifica dei dati sulle emissioni di gas a effetto serra rilasciate durante le tratte finalizzate al trasporto di passeggeri o merci) dal 2025; il monitoraggio dell’impatto sui servizi di continuità territoriale (isole, regionali ultraperiferiche); la revisione e la semplificazione delle regole Mrv/Ets, incluso l’uso di biomassa e combustibili rinnovabili.
Dal canto suo l’Italia ha in mente un’idea molto più radicale: la sospensione fino a una sua profonda revisione che intervenga sui parametri di riferimento delle emissioni e sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite. La partita si annuncia tutta in salita. I Paesi nordici sono pronti a fare muro in difesa del meccanismo verde, mentre Parigi resta fredda all’ipotesi di sospenderlo, anche se l’apertura al confronto non è mancata.







