Guccione: “Il mare si è impoverito e subisce continue violenze e minacce. Cosa devono fare i giovani che restano a Favignana?”

Un fine settimana all’insegna del mare, celebrato in tutte le sue forme e potenzialità. Al centro degli eventi e delle iniziative della “Giornata del mare e cultura marina” l’isola di Favignana, luogo simbolo della memoria e della cultura marinara. Tra i tanti temi anche un focus particolare su un approccio nuovo e diverso tra le giovani generazioni. Alla cerimonia di apertura, all’interno dell’ex stabilimento Florio, ha preso parte anche il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare Nello Musumeci oltre a numerose altre autorità politiche, civili e militari.

Un momento certamente importante per l’isola, che non dimentica, però, le difficoltà e le avversità che da anni vivono le isole minori. Ultimo in ordine temporale la nuova ondata del caro carburanti che rischia di mettere in ginocchio il settore dei trasporti. Favignana e le Egadi, infatti, non sono solo turismo. Vivere su un’isola significa ben altro, tra meraviglie e contraddizioni, sempre più accentuati ed evidenziati negli ultimi anni. Un aspetto non indifferente e messo in luce da Maria Guccione. Volto storico di Favignana, si è lasciata andare in una lunga, e a tratti pungente, riflessione sui propri canali social: “Grazie, onorevole Musumeci, per aver accolto la richiesta del sindaco di Favignana a venire. Peraltro con un dispiego di mezzi marini e terrestri veramente impressionante in tempo di difficoltà energetiche! Grazie a lei alcune strade sono state diserbate, qualche buca otturata, qualche portone riverniciato. Purtroppo mi risulta che oggi qualcuno le ha inviato un filmato con dei nauseabondi sbocchi fognari direttamente a mare. Questo mare di cui ci riempiamo la bocca tranne poi a depredarlo e maltrattarlo. Lei auspica che i giovani restino sull’isola, ma a fare cosa? Il turismo anche se fosse gestito nel modo migliore, per ovvie ragioni, legate alla meteorologia, non potrebbe durare più di 6-7 mesi. Cosa dovrebbero fare negli altri mesi se lo Stato non prevede incentivi volti a rendere appetibile risiedere nell’isola?

Vede ministro – ha aggiunto Guccione – fino alla metà del ‘900, eravamo 7.000 anime e si viveva bene tutto l’anno perché c’era lavoro per tutti. C’era una fiorente agricoltura, tagliapietre, artigiani di ogni tipo, impiegati, 600 operai presso lo Stabilimento, decine di negozietti e persino due medici disponibili notte e giorno. Per assurdo non mancava niente e si viveva meglio di ora. Poi è arrivato il turismo e sebbene ci avessero avvertito dei pericoli, sebbene ci avessero detto che va governato per non restarne schiacciati, abbiamo continuato a gridare al miracolo e abbiamo lasciato che diventasse una monocultura. Eppure Gin Racheli ci aveva avvertito che solo un’economia integrata può consentire vitalità ad una popolazione. Scarsa previdenza nostra e delle varie amministrazioni a cui si è aggiunto lo Stato che ha fatto di tutto per uccidere agricoltura e artigianato, persino la piccola pesca si è ridotta a poche unità. E così dall’oggi al domani molti sono emigrati e molti si son dovuti inventare un “mestiere” turistico. È da questa realtà che bisogna ripartire per non far morire le isole! E garantire che la gente non scappi “uccisa dall’eccesso di turismo”, che obbliga degli isolani a lasciare l’isola perché non trovano una casa da affittare, sfrattati da qualche b&b. Servono incentivi forti per invogliare i giovani a ritornare ai vecchi mestieri oggi divenuti introvabili e quindi preziosi. Servono corsi di formazione seri per incoraggiare la nascita di laboratori artigianali. Servono incentivi per chi torna alla terra e alle colture tipiche di un tempo. Avevamo un fiorente allevamento e mangiavamo dell’ottima carne. Poi hanno chiuso il macello e anche i più coraggiosi hanno dovuto abbandonare l’allevamento perché portare a macellare un animale a Trapani è diventato troppo costoso. Questi sono i problemi! Il mare era una risorsa, ma anch’esso si è impoverito e subisce continua violenza e minacce di aggressione, dai parchi eolici sproporzionati alla miriade di chioschi, chioschetti, gazebi e radio a tutto volume sparpagliati per la costa. La gente arriva nell’isola convinta di trovare un paradiso di pace e bellezza, trova un inferno, fugge, e se possiede una casa minaccia di venderla“.

Maria Guccione ha così rilanciato e avanzato una proposta: “Non bastano più le parole: serve una legge speciale urgente che preveda la totale immodificabilità fino a che non venga studiato da gente competente e al di sopra delle parti un piano di utilizzo del territorio e della sue coste che non snaturi l’isola e consenta agli isolani di sentirsi cittadini veri di questo territorio e non figuranti. E mentre la politica fa le sfilate il mare ci guarda e si chiede: quando?

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