Il ciclone Harry ferma la pesca, danni e mancati guadagni fino a 40 milioni di euro

Prima stima dei danni causati dalla tempesta Harry alla pesca professionale che, tra imbarcazioni, infrastrutture e mancati guadagni, potrebbero sfiorare i 40 milioni di euro. Lo fa sapere Confcooperative Fedagripesca all’Ansa, dove a pesare sono soprattutto i giorni di fermo forzato, i danni a pescherecci e attrezzature e le difficoltà nei porti.

Le condizioni meteo avverse hanno colpito in particolare Sicilia, Calabria e isole minori dove molte marinerie sono rimaste ferme per più giorni. In diversi porti si segnalano barche da pesca affondate o danneggiate, banchine invase da detriti e posidonia, moli superati dalle onde e strutture portuali compromesse, con conseguente blocco delle attività di pesca costiera e d’altura. Gli effetti del maltempo non si limiteranno all’immediato.

In Sicilia gli operatori della piccola pesca che tengono le imbarcazioni sull’arenile e non nei porti, rischiano di non poter lavorare per mesi: le mareggiate hanno infatti creato un dislivello di circa 1,5 tra la spiaggia e l’accesso al mare. Secondo Confcooperative Fedagripesca, gli eventi estremi sono ormai strutturali.

Negli ultimi dieci anni il comparto ha subito oltre 2 miliardi di euro di danni legati ai cambiamenti climatici, che in alcune aree arrivano a incidere fino al 30% dell’attività annuale. Il maltempo di questi giorni rischia inoltre di avere effetti immediati sui mercati ittici, con una riduzione dell’offerta di prodotto fresco e possibili ricadute sui prezzi.

Servono interventi urgenti per la messa in sicurezza dei porti pescherecci, che soffrono di criticità strutturali e croniche, per evitare che a ogni mareggiata si insabbino – afferma Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca – eventi come questi rendono più che mai urgente il rifinanziamento del fondo di solidarietà per il settore, che al momento è privo di risorse economiche“.

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