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Interazione tra cetacei e pesca artigianale: al via il progetto di ricerca pilota a Catania

Le marinerie di tutto il mondo, così come la comunità scientifica, concordano col ritenere i delfinidi i maggiori competitori naturali del pescatore artigianale.

Sebbene l’interazione pesca-cetacei costituisca un fenomeno antico, i pescatori del Mediterraneo lo percepiscono come una problematica in costante aumento, soprattutto per la pesca costiera artigianale. Tale millenaria competizione è principalmente dovuta al fatto che sia gli uomini che i cetacei sfruttano le risorse presenti in mare per soddisfare il proprio fabbisogno alimentare e, unita alla crescente riduzione delle risorse ittiche, può generare effetti negativi sia sull’economia della pesca che sullo stato di conservazione dei cetacei.

La distribuzione prevalentemente costiera di talune specie di delfino, spinge dunque quest’ultimo ad attuare un comportamento opportunistico avvicinandosi in modo volontario agli attrezzi di pesca con lo scopo di sfruttare quella la risorsa comune che è la sua preda, con guadagno della risorsa per il delfinide a svantaggio del pescatore.

Attualmente, l’unica proposta risolutiva alla questione dell’interazione pesca-cetacei è rappresentata da dissuasori acustici (pinger e DiD) apposti sulle reti che dovrebbero tenere i delfini lontani da queste. I pescatori e diversi studi sul caso hanno però evidenziato come tali dispositivi non siano adatti a tutti gli attrezzi di pesca, e non funzionino come promettono o comunque non nel lungo termine.

Dati i pregressi casi di interazione documentati presso le marinerie catanesi, e la crescente esigenza di comprendere al meglio le dinamiche di depredazione del pescato nonché di danneggiamento degli attrezzi, l’associazione catanese Marecamp, con il sostegno finanziario dell’organizzazione Low Impact Fishers of Europe (LIFE), ha appena avviato il progetto “Interaction between cetaceans and small scale fisheries in Sicily” con lo scopo di approfondire le indagini in Sicilia orientale e sensibilizzare le amministrazioni sul problema per favorire lo sviluppo di nuove strategie di mitigazione.

Lo studio si focalizzerà anche sullo sforzo di pesca della flotta artigianale locale, sull’incidenza dei casi di interazione con stime sul danno economico, e sull’accertamento di eventuali casi di bycatch.

Il responsabile scientifico dell’associazione, Dr Clara Monaco, dirigerà i lavori che nei prossimi mesi coinvolgeranno, oltre ai biologi marini di Marecamp, circa 40 pescatori, stagisti universitari, e gli esperti di bio-acustica dell’associazione partner eConscience.

Il progetto è pronto per essere replicato in altre aree del Mediterraneo grazie al supporto di LIFE, piattaforma europea creata dai pescatori per i pescatori, che dal 2012 riunisce diverse organizzazioni locali con l’obiettivo principale di rappresentare una voce chiara e coerente per i numerosi pescatori europei che lavorano su piccola scala e che utilizzano attrezzi e metodi con un basso impatto sull’ambiente, ma che fino ad oggi non hanno beneficiato di una rappresentanza efficace e mirata che soddisfi le loro esigenze sia a livello europeo che nazionale, con la possibilità di sviluppare insieme soluzioni a problemi comuni.

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