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Isola di plastica: oltre il 70% dei rifiuti proviene dai pescherecci

L'”isola di plastica” è una grande distesa di rifiuti plastici, come bottiglie, utensili monouso e scarti di imballaggi, che negli anni si sono accumulati nell’oceano Pacifico, raggiungendo una superfice tra i 700.000 km² e i 10 milioni di km². La sua formazione è stata da sempre correlata alle correnti fluviali ed oceaniche che, per moti continui, tendono a raggruppare i rifiuti nello stesso punto. Uno studio dell’associazione Ocean Cleanup, con sede nei Paesi Bassi ha però ribaltato questa idea.

La colpa sarebbe da attribuire all’uomo e in particolare all’attività dei pescherecci. Tramite un esame condotto, si è potuto constatare che circa metà del materiale raccolto fossero reti da pesca. Da un’attenta classificazione dei rifiuti, risalendo alle loro origini in base a codici, scritte, tipologia, lingua e numeri di telefono trovati sui detriti, si è dimostrato che una percentuale compresa tra il 75 e l’86% del totale deriva da pescherecci o altre attività di acquacoltura. La maggior parte è infatti originata da reti, contenitori per il gasolio, cordami di vario tipo, secchi e catini, contenitori di plastica per il pesce, accessori per l’acquacoltura dei molluschi e per la cattura dei crostacei e delle anguille, boe, indumenti da pescatore, e galleggianti.

I dati sono stati pubblicati su Scientific Report dopo anni di ricerca e studio. Risultati sorprendenti che fanno riflettere sui danni che flora e fauna oceaniche sono costretti a subire.

 

 

 

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