La tonnara di Favignana conquista Parigi, tra gli scatti di Salgado c’è anche la tradizione della mattanza

La tonnara di Favignana incanta Parigi. Storia e tradizione si fondono negli scatti di Sebastião Salgado. Umanità, quotidianità e natura sono il cuore pulsante della mostra fotografica che fino al 30 maggio sarà aperta ai visitatori nella sala Saint-Jean dell’Hôtel de Ville. Così tra le circa 200 fotografie esposte, dall’Amazzonia alle vie parigine, è possibile ammirare anche il legame particolare che unisce l’artista all’Isola delle Egadi.
L’ex Stabilimento Florio, simbolo di Favignana, per decenni è stato il fulcro dell’Isola, non solo motore economico, ma anche capace di unire un’intera comunità. E poi ancora il momento sacro della mattanza, il canto dei tonnaroti al largo e gli uomini e le donne impegnati in cucina e nell’inscatolamento. Attimi e momenti di vita normali, ma divenuti unici attraverso l’obiettivo della camera di Salgado.
Il fotografo brasiliano sbarcò a Favignana all’inizio anni ’90, per includere l’Isola in uno dei suoi lavori più noti e apprezzati: “Workers”. Una raccolta di 350 foto in bianco e nero, un tributo alla fatica e al lavoro dell’uomo dall’età della pietra ai giorni nostri. Alcuni momenti catturati che si possono ammirare ancora tra i corridoi e le stanze dello stabilimento, altri adesso sono esposti in Francia, con l’affasciante e ardua missione di esportare oltre le acque del Mediterraneo la cultura isolana.

Maria Guccione
Il ricordo della visita di Sebastião Salgado è rimasto vivo nella memoria di Favignana. “Fu mio ospite in albergo. Ho avuto il piacere di averlo lì per un paio di giorni. Salgado ha fotografato non soltanto barche, reti, momenti di pesca, ma soprattutto personaggi. Quello che più lo colpiva era vedere questa gente che ancora arpionava i tonni a mano, ricuciva le reti all’antica e che calava le ancore facendo sforzi non indifferenti“. Ha raccontato Maria Guccione, volto storico dell’Isola, che riavvolgendo il nastro e riportando indietro le lancette dell’orologio è tornata a quel 1991, quando la sua avventura “si interruppe all’improvviso. Mentre mangiava gli arrivò una telefonata. Erano stati incendiati i pozzi petroliferi in Iraq e gli dissero di correre lì a fotografarli. In un certo senso non terminò il suo lavoro, ma ne fece una grandissima parte“.
Tra le tante fotografie una in particolare ritrae un altro personaggio che incarna lo spirito di Favignana e della sua lunga tradizione legata alla cattura del tonno: Clemente Ventrone. “Era specie di Nettuno, dal mito greco, con i riccioli biondi e grandi muscoli. Salgado – ha aggiunto Guccione – l’ha rappresentato non mentre arpionava i tonni, ma in un momento inusuale: nel magazzino che faceva capo allo stabilimento e alle barche, dove si tenevano le reti, le ancore, tutto ciò che serviva per calare la tonnara ogni anno, mentre Clemente dormiva. Si era assopito per la stanchezza su una massa di reti. Questa foto fece il giro del mondo e venne pubblicata su anche da National Geographic“.







