L’Italia importa l’80% del pesca che consuma, acquacoltura in cerca di spazio

In un Paese che importa oltre l’80% del pesce che consuma, l’acquacoltura italiana prova a ridefinire il proprio ruolo nel sistema agroalimentare nazionale, pur mantenendo dimensioni ancora contenute rispetto ai principali competitor mediterranei, punta a rafforzare il proprio ruolo strategico.
È quanto emerso dalla giornata di studio ‘La produzione ittica quale componente strategica del sistema agroalimentare nazionale’, promossa dall’Associazione piscicoltori italiani (Api) insieme all’Accademia dei Georgofili di Firenze che l’ha ospitata, nell’ambito del Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura 2025-2027 sostenuto dal Masaf. L’iniziativa ha riunito imprese, università, ricercatori e istituzioni attorno a un tema che intreccia sicurezza alimentare, sostenibilità, competitività produttiva e dipendenza dall’estero.
Sullo sfondo, si spiega, una contraddizione che il settore considera sempre più evidente: l’Italia è uno dei principali mercati europei per il consumo di prodotti ittici, ma la produzione nazionale continua a rimanere marginale rispetto alla domanda interna. Tra i dati diffusi è emerso che “nonostante oltre 8.000 chilometri di coste, l’Italia dispone oggi di appena 19 concessioni per l’allevamento ittico in mare. Un numero che fotografa le difficoltà autorizzative e strutturali che negli ultimi anni hanno rallentato lo sviluppo della maricoltura nazionale“.
“Oggi il nostro Paese pesa appena il 2,5% della produzione mediterranea di spigola e orata – ha aggiunto Claudio Pedroni, presidente dell’Op del pesce e vicepresidente esecutivo Api –. È evidente che esiste un problema strutturale, ma anche una grande opportunità economica e occupazionale ancora inespressa“.
“L’acquacoltura non può restare marginale. È una componente strutturale del sistema agroalimentare italiano e deve essere riconosciuta come tale” ha detto poi il presidente di Api Matteo Leonardi. Accanto agli aspetti economici, la giornata ha messo in evidenza anche il contributo scientifico del sistema universitario toscano e degli istituti di ricerca. Sul tavolo anche il tema della valorizzazione del prodotto nazionale, soprattutto nel canale della ristorazione, dove il settore chiede maggiore trasparenza sull’origine del pesce servito ai consumatori.







