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Pantelleria, al via gli scavi archeologici finanziati dalla Regione siciliana

Nei prossimi giorni a Pantelleria partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai sesi. E’ previsto il recupero degli inumati con eventuali corredi funerari, nonché la sistemazione dell’intera area archeologica per la fruizione da parte dei visitatori. Il sito rientra tra gli otto cantieri di scavi archeologici finanziati dalla Regione siciliana per un importo totale di 500mila euro.

Nota per la sua centralità nel Mar Mediterraneo, scalo intermedio tra Africa e Sicilia e caposaldo per il commercio col Levante, Pantelleria si caratterizza per la singolarità del suo paesaggio e per il suo rapporto con il mare che la circonda.

Il più antico stanziamento è il villaggio fortificato con mura ciclopiche di Mursia, dell’età del Bronzo, databile ad un periodo compreso tra XXII e il XV secolo a.C., di cui sono note numerose capanne, le più antiche delle quali dalla curiosa planimetria che ricorda lo scafo di un’imbarcazione, ed un imponente muro di fortificazione, tra i meglio conservati del Mediterraneo preistorico, il quale, spesso circa 10 metri e alto almeno altrettanto, circonda l’insediamento sul suo lato est per una lunghezza di 300 metri.

Assai caratteristiche sono anche le tombe, dette Sesi delle quali sopravvive un centinaio di esemplari sparsi nell’aspra contrada Cimillia che forma il retroterra orientale dell’abitato. I sesi sono costruzioni in pietra lavica murata a secco, a pianta circolare con spiccato emisferico o troncoconico, talora a gradoni. Al loro interno si cela un numero variabile di celle a pianta circolare con volta a cupola ogivale, cui si accede da uno stretto e basso cunicolo. In anni recenti, dal 1997 al 2008, le ricerche di Fabrizio Nicoletti e Sebastiano Tusa (oggi assessore regionale ai Beni culturali) hanno permesso di individuare nuovi sesi, due dei quali hanno per la prima volta restituito deposizioni funerarie integre. Sul suolo pantesco sono conosciuti circa cento sesi. Il maggiore è il cosiddetto sese Grande o sese del Re, alto 5,58 metri.

Negli anni passati gli scavi archeologici condotti nell’insediamento hanno restituito una notevole quantità di oggetti importati da svariate regioni del Mediterraneo che testimoniano il ruolo centrale dell’isola in una fitta rete di scambi che aveva come obiettivo i principali metalli, rame e stagno, necessari alla produzione del bronzo.

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