Piazza Armerina: dal cuore della Sicilia, l’Abbraccio della città più ribelle CLICCA PER IL VIDEO

ARTICOLO DI MARIANNA GRILLO

La bellezza barocca di Piazza Armerina che abbraccia i “Giganti Feriti” di Mitoraj, rievoca le profonde radici storiche e artistiche della città della Villa Romana del Casale e le intreccia con il messaggio contemporaneo e “umano” dell’artista polacco. La cornice perfetta per una comunità con un forte senso di appartenenza e uno deciso sguardo verso il futuro.

UN PO’ DI STORIA…

Piazza Armerina è un comune siciliano di circa 20.000 abitanti in provincia di Enna da cui dista 32 km. Il nome deriva dal latino medioevale Plàtea o Platia (piazza del mercato) e, solo nel 1862, il Consiglio di Piazza, con una delibera, ne cambia la denominazione con l’aggiunta dell’appellativo “Armerina”. Abitato fin dalla preistoria, questo territorio è già splendido in epoca romana, come dimostra la Villa romana del Casale (IV secolo d.C.), con i suoi pavimenti in mosaico famosi in tutto il mondo. Sulla storia di Piazza (considerandone l’ubicazione attuale), si hanno notizie certe solo dalla dominazione normanna in poi, in riferimento alla ricostruzione della città nel 1163 ad opera di Guglielmo II. Prima di allora, le notizie disponibili sono poche e piuttosto incerte. Alcune fonti musulmane, riferirebbero di un’antica città islamica sorta a sua volta su un villaggio preesistente. La città islamica, conquistata e ribattezzata Placia o Platsa dai Normanni, viene da questi affidata a una popolazione aleramica.

Salvatore Lo Re è uno Storico locale grazie al quale abbiamo ricomposto una piccola parte delle vicende storiche di questo Comune. 

A fondare Piazza è dunque una casata nobile savonese, di discendenza aleramica. Non si tratta di una città normanna ma lombarda. Viene fondata nel XII secolo da coloni provenienti, non esattamente dall’attuale Lombardia ma, dall’area liguro-piemontese. Non è un caso, ad esempio, se lo stemma della città sia molto simile a quello della città di Savona. I lombardi che colonizzano la Sicilia in quel periodo, provengono dalle “terre guaste” del savonese. Da qui, il nome della nobile casata attorno alla quale si raccolsero queste genti, i del Vasto. Siamo in presenza di un’emigrazione inversa rispetto a quella odierna ovvero da Nord verso il fertile Sud, verso l’isola benedetta da Dio, da Allah. Si decide di costruire la città a metà strada tra le due contee di Paternò e Butera. I “nuovi arrivati” portano artigiani, costumi, cultura, modo di produrre (sono in gran parte contadini) ma soprattutto, portano con sé e tramandano la loro lingua. Ancora oggi, il dialetto, il vernacolo piazzese, non è il siciliano ma il gallo italico.

Tuttavia, gli aleramici sono protagonisti di un episodio ricordato come uno tra i momenti più traumatici della storia di Piazza. Re Guglielmo I il Malo, per punire la ribellione baronale e la politica anti saracena di Ruggero Sclavo  e Tancredi d’Altavilla, diventati capipopolo dei feudatari lombardi contro la Corona decide, nel 1161, di radere al suolo la città di Piazza. Dopo la distruzione della “prima Piazza”, Guglielmo il Buono, nel 1163, concede la ricostruzione della città in un altro luogo che è quello attuale. Da quel momento, il territorio di questa contea passa al regio demanio. Sotto gli Svevi la città vede accrescere la sua importanza. Federico II la conferma “città demaniale” e, nel 1234, diviene sede della “Curia Generale di Sicilia”. Piazza non è più città feudale sottoposta all’autorità di conti o baroni locali ma è una città libera e, come tale la troviamo, tra le 11 città demaniali della Sicilia, invitate da Federico II al Parlamento di Foggia.

Più avanti nel tempo, nel 1392 alla fine di un conflitto lungo quasi 100 anni tra angioini e aragonesi, si insedia una nuova dinastia spagnola. Martino il Giovane, il nuovo sovrano, decide di costruire un castello nella città di Piazza. Un luogo strategico, perfetto per il controllo della Sicilia centrale e di gran parte delle arterie di comunicazione stradale e fluviale dell’Isola. Nasce il Castello Aragonese che non è il castello più antico di Piazza. Lo rivela un dettaglio architettonico presente nell’odierno castello. Si tratta di un arco acuto trecentesco, appartenente a una chiesa francescana che qui sorgeva. Accade che re Martino decide di far trasferire i francescani che si trovano in questa zona chiamata “il Colle degli Aranci” nel vecchio castello. Quest’ultimo, viene dismesso e diventa una chiesa mentre, la vecchia chiesa francescana diventerà il nuovo castello.

Del Castello Aragonese, si sa ben poco. In assenza di un archivio, a parte la data di nascita (1392) e i nomi dei primi castellani, non abbiamo grandi informazioni. Tante sono le domande. Ad esempio, perché fondare ex novo un castello con funzione militare e difensiva se ne esisteva già uno? Un’ipotesi è quella che parte dal fatto che al tempo, il vecchio castello fosse ormai circondato dalle mura cittadine e che quindi avesse perso parte della sua funzione di difesa, sia verso un nemico esterno, sia verso un nemico interno. Sì perché le ribellioni interne hanno sempre contraddistinto la popolazione. Piazza è una città con spirito ribelle. Ha una forte componente identitaria che si è manifestata e rafforzata nel corso delle denominazioni .

Tornando al castello, nel corso del ‘500 la struttura cambia. Le 4 torri, un tempo più alte per lanciare olio e sassi al nemico, vengono mozzate e, per fronteggiare l’attacco dei cannoni, vengono eretti possenti bastioni. Con l’Unità d’Italia, il castello diventa carcere fino a metà del secolo scorso quando, viene dismesso e venduto a privati. Il castello di Piazza è un palinsesto. Nel tempo è stato tante cose: monastero, fortezza, argine per i disordini e le ribellioni dei cittadini, difesa contro i nemici e le nuove armi da fuoco, carcere.

Con Ettore Messina, Operatore e Guida Turistica, scopriamo tutte le opportunità che Piazza Armerina offre oggi ai suoi visitatori. 

Piazza Armerina è nota nel mondo come uno dei sette siti Unesco di Sicilia. La Villa Romana del Casale, è il reperto archeologico con il più vasto esempio di mosaico pavimentale al mondo, scoperto fino ad oggi: 3.500 metri quadri di mosaico nordafricano voluto dall’ Impero romano (si tratta di una villa tetrarchica Tardo Imperiale del II- IV secolo d.C.). Dal 1997 è  Patrimonio dell’Umanità e oggi la Villa è un collettore utile e indispensabile per un turismo culturale e consapevole.

A Ruggero I d’Altavilla, è dedicata la più grande rievocazione storica del Meridione che, da oltre sessantotto anni si svolge a Piazza Armerina. Si tratta del famoso “Palio dei Normanni “. Ogni anno, dal 12 al 14 agosto, si rivivono le atmosfere del Medioevo grazie a un corteggio normanno e ai suoi protagonisti: i Quattro Quartieri Storici e il Borgo San Giovanni. Una manifestazione unica e suggestiva, carica di emozioni. Molto attesa è la cosiddetta “Quintana del Saraceno” ovvero il momento in cui i quattro quartieri si affrontano nel corso di una gara equestre, di una giostra. I festeggiamenti e la processione del 15 agosto, sono in ore della Patrona, Maria Santissima delle Vittorie.

Il vastissimo centro storico Piazza Armerina custodisce 100 chiese, 12 monasteri e 8 conventi, tutti gli Ordini Cavallereschi (Templari, Teutonici, Rosacroce) e tutti gli ordini religiosi.

Esiste un importante rete museale, il SIMPA Sistema Museale Piazza Armerina all’interno del quale troviamo il Castello Aragonese, la bellissima Pinacoteca comunale, la Mostra del Libro Antico, ubicata all’interno della Biblioteca che ospita 50.000 volumi di cui, quasi 5.000 sono libri antichi (miniature, incunaboli..). Da visitare, il Museo Palio dei Normanni con la sezione dedicata agli abiti del palio e poi ancora la Mostra della Civiltà Mineraria. Quest’ultima, è un altro tassello indispensabile per la lettura del territorio. In particolare abbiamo le ex miniere Grotta Calda e Floristella che, dal 1800 alla fine degli anni ’50, hanno condizionato la vita di intere generazioni di lavoratori-minatori. In questo museo è possibile scoprire sia, la storia triste dei “carusi”, sia quella dell’Oro Giallo, lo zolfo. E’ importante ricordare che qui, ricadono ben due siti Unesco. Oltre alla già menzionata Villa Romana del Casale, nel 2015 è entrato a far parte della rete mondiale UNESCO il Rocca di Cerere Geopark. Si trova in Provincia di Enna e, tra i vari comuni comprende quello di Piazza Armerina.

Con Giancarlo Conte, Cuoco e Sabrina Elastico, Mosaicista e Ceramista vediamo quali sono i prodotti tipici locali e quali eccellenze artigianali, regala questo territorio.

A Piazza Armerina si produce un ottimo olio, è ricca di verdure spontanee e la ristorazione locale propone piatti a base di materie prime di qualità. Offre i dolci classici della tradizione siciliana come cannoli, cassate, le cassatelle fritte tipiche del periodo natalizio. Una cucina semplice, realizzata con ingredienti genuini. Il “tortino ai carciofi”, ne è un esempio. La ricetta? Eccola! I carciofi vengono prima tagliati, mondati, lessati ed emulsionati con latte, uova, farina. Successivamente vengono passati al forno a 180 gradi per sette minuti. Infine, si prepara una fonduta di formaggio ragusano che accompagnerà il piatto.

Non si può parlare di Piazza Armerina, senza occuparsi della lavorazione del mosaico la cui lavorazione continua a seguire le stesse modalità che usavano gli antichi romani: dopo secoli, la tecnica è rimasta uguale. Ed è questa la bellezza di chi, nel proprio laboratorio, continua con passione quest’arte che ricava manualmente da un pezzo di marmo, tessere anche più piccole di un centimetro. I soggetti sono diversi, a seconda delle richieste del committente. Si va dalle riproduzioni della Villa Romana del Casale a mosaici moderni, autoritratti, quadri famosi ecc… La straordinarietà del mosaico è che può adattarsi a tutto. Alla base, occorrono competenza, la passione e la pazienza. Anche una piccola lavorazione, richiede una lavorazione di diversi giorni. Per questa ragione, il lavoro artigianale crea un manufatto che non è solo un bell’oggetto ma è soprattutto il frutto di un amore che parte da dentro.

NATALE A PIAZZA ARMERINA…

“Nonostante le restrizioni pandemiche – dice Messina – Piazza Armerina ha trovato il modo di restare sempre attiva. Il Palio dei Normanni non si è mai interrotto, l’offerta culturale è cresciuta e sono nati nuovi musei. Oggi, in occasione del Natale, si pensa al rilancio nel segno dell’abbraccio. Un gesto bandito da questa pandemia ma che diventa il trait d’union del Val di Noto. Per cui, essendo Piazza Armerina l’ultimo punto del Val Di Noto, non esiste lettura del barocco senza la conoscenza del primo barocco presente qui. Quindi, seguendo il fil rouge dell’Abbraccio, accogliamo una mostra monumentale emozionale, considerata una tra le più importanti all’aperto d’Italia dal titolo “Mitoraj è Noto a Piazza Armerina – L’Abbraccio”. Realizzata con le opere di uno dei 100 artisti più famosi del mondo, Igor Mitoraj, celebre per i suoi “giganti feriti”, la mostra sarà visitabile fino al 30 gennaio e sarà possibile ammirare queste sculture colossali sia, alla Villa Romana del Casale, sia nel centro storico di Piazza Armerina. Dall’8 al 6 gennaio, verranno allestiti presepi artistici realizzati dal 1700 fino ad oggi, i quali renderanno fruibili luoghi che non sempre lo sono, come molte delle 100 chiese piazzesi, delle piccole perle di una bellezza infinita. Grazie a questa iniziativa, sarà possibile recarsi nella Chiesa di San Giovanni Evangelista e rimanere incantati da quella che viene definita la Cappella Sistina di Sicilia, interamente affrescata dal noto pittore fiammingo BorremansCi saranno i mercatini di Natale, mangiafuoco, trampolieri. Immancabile la musica con “Armonie di Natale”, quattro concerti sinfonici all’interno della Cattedrale dove abbiamo tra l’altro due organi del 1700 che, finalmente, dopo cento anni, suoneranno post restauro.

VISITA IL SITO https://castellidisicilia.it/

http://www.comune.piazzaarmerina.en.it/

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