Taglio fondi Ue, a rischio 4 miliardi di euro per la pesca italiana

Meno risorse per l’innovazione, ma anche per il fermo pesca, strumento essenziale per la tutela degli stock ittici, ma anche per garantire il reddito a migliaia di imprese e addetti. Sono queste le misure chiave che rischiano di essere tagliate del 63% nei fondi europei destinati a pesca e acquacoltura: le risorse scenderebbero da 6,1 miliardi di euro dell’attuale quadro finanziario, a poco più di 2 miliardi. A tradurre in concreto l’eventuale scure della programmazione Ue per il periodo 2028-2034, è Confcooperative Fedagripesca.
“Sarebbe un colpo durissimo in una fase in cui alle imprese si chiede di sostenere la transizione ecologica e garantire la sicurezza alimentare“, denuncia Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca e aggiunge, “non possiamo ridurre nessuna di queste misure“.
Il fermo pesca, in base ad un calendario stabilito da decreti ministeriali e regionali, divide l’Italia costiera in 4 macroaree, con periodi di stop che vanno da luglio a novembre. Prevede un’indennità giornaliera di 30 euro ai pescatori, con circa 20 milioni di euro stanziati per i fermi obbligatori (669mila giorni solo nel Tirreno) e oltre 5 milioni per quelli facoltativi (altre 180mila).
A rischio sono anche gli investimenti in innovazione strategici per la transizione ambientale e digitale del settore. Secondo Fedagripesca, negli ultimi anni oltre il 40% delle imprese cooperative della pesca ha avviato interventi di ammodernamento legati a efficienza energetica, sicurezza a bordo, selettività degli attrezzi e digitalizzazione, con un forte utilizzo delle risorse europee.
Fondamentali restano anche gli aiuti alle organizzazioni dei produttori a cui si deve oltre il 60% del pescato cooperativo nazionale, decisive per la programmazione dell’offerta, la tracciabilità e la stabilizzazione dei prezzi.
“Il 2026 deve essere l’anno dell’equilibrio tra sostenibilità ambientale e tenuta economica e sociale del settore – conclude Tiozzo – se l’Europa punta su competitività e resilienza, non può escludere la pesca dagli strumenti straordinari e dai meccanismi di flessibilità previsti per l’agricoltura“.







