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Tunisia: continua il lavoro per il recupero della petroliera affondata

E’ una corsa contro il tempo in Tunisia per scongiurare il rischio di una marea nera dopo l’affondamento, sabato scorso al largo di Gabès, della nave petroliera Xelo, con a bordo 750 tonnellate di gasolio.

Il ministro tunisino dei Trasporti, Rabii Majidi, ha assicurato questa mattina sulla radio locale Jahhara Fm che finora non si è registrata alcuna perdita di gasolio dalla nave, ma c’è stata una piccola fuoriuscita di carburante dai motori. I sommozzatori sono comunque riusciti, ieri sera, ad allestire un perimetro di sicurezza attorno alla nave.

Majidi ha spiegato che le autorità nazionali stanno studiando la possibilità di svuotare i serbatoi della petroliera e trasferire il carburante al porto di Gabes.

Stanno inoltre studiando la possibilità di riportare in superficie la nave per spostarla altrove. “La situazione è stabile – ha detto il ministro – precisando che l’aiuto italiano riguarda l’estrazione del gasolio dai serbatoi che sono stati sigillati dall’equipaggio prima di abbandonare la nave”. “Una nave italiana si sta attualmente dirigendo verso il luogo dell’affondamento per soccorrere e intervenire in caso di necessità”, ha detto il ministro. Due navi, mezzi aeronavali e anche un drone subacqueo sono stati messi dall’Italia a disposizione della Tunisia, ha reso noto ieri lo Stato Maggiore della Difesa. In un intervento sulla radio locale Il direttore generale dell’Agenzia nazionale per la protezione ambientale (Anpe), Lotfi Ben Said, ha detto che diversi paesi hanno espresso la loro volontà di fornire assistenza alla Tunisia, ma che il team che attualmente supervisiona l’operazione è composto da competenze esclusivamente tunisine.

I sommozzatori non riescono ancora a localizzare gli attacchi dei serbatoi della petroliera, ha detto il ministro tunisino dei Trasporti, Rabii Al Majidi, alla radio locale Mosaïque Fm, aggiungendo che l’assenza di luce rende il compito dei subacquei estremamente difficile e delicato. La Tunisia affiderà questa complessa operazione al soggetto che sarà in grado di svolgere questo compito, in maniera rapida ed efficiente ha affermato il ministro evidenziando che i serbatoi del carburante sono ben chiusi e che le chiazze visibili in superficie sull’acqua sono quelle dell’olio del motore della nave. “Sono state dispiegate comunque delle delle barriere galleggianti per evitare che queste macchie si diffondano”, ha affermato. Un’indagine, condotta dalle autorità tunisine, farà chiarezza sulle dinamiche dell’affondamento, ha detto ancora il ministro. Intanto il presidente tunisino Kais Saied ha incaricato ufficialmente la Marina militare di supervisionare le operazioni relative all’emergenza per la petroliera affondata al largo di Gabes, in coordinamento con i Ministeri dell’Ambiente e dei Trasporti e con le autorità regionali. Lo si legge in una nota della presidenza di Cartagine.

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